Il progetto
Gli archivi orali e audiovisivi sono considerati oramai a pieno titolo
dei beni culturali da tutelare.
In Toscana esiste un ricco patrimonio di archivi formatisi prevalentemente
nel corso di attività di ricerca sul campo condotte a partire
dalla seconda metà degli anni '70. Si tratta di un patrimonio
che oggi rischia di disperdersi per il logoramento dei supporti magnetici.
Il progetto di censimento, avviato in collaborazione con la Sovrintendenza
Archivistica per la Toscana, si articola in due linee di intervento,
censimento e didattica.
La sua realizzazione è stata affidata all'Associazione culturale
IDAST (Iniziative Demo-Antropologiche e di Storia orale della Toscana)
di Firenze.
Il censimento
L'indagine conoscitiva è stata completata in tutte le province
toscane, eccettuate quelle di Arezzo e Pistoia.
Il risultato della ricerca sinora svolta è, in termini quantitativi,
di 76 archivi censiti per un numero di 9923 documenti, così distribuiti
per province:
| Provincia |
Archivi censiti |
Documenti presenti |
| Firenze |
14 |
3422 |
| Grosseto |
6 |
1140 |
| Livorno |
4 |
65 |
| Lucca |
16 |
2309 |
| Massa Carrara |
18 |
522 |
| Pisa |
8 |
291 |
| Siena |
10 |
2194 |
Si tratta di risultati ancora da considerare e giustificare, dato che mancano
ad oggi i dati dei fondi Flog, dei fondi della Mediateca Regionale, dell'Istituto
De Martino di Sesto Fiorentino (FI), dell'Istituto Storico per la Resistenza
di Firenze e della Facoltà di Lettere dell'Università degli
Studi di Siena.
Si possono comunque fare alcune considerazioni sulle dimensioni degli archivi
censiti. Uno standard di 'piccolo archivio' oscilla tra i 100 ed i 200 documenti,
uno 'medio' sui 400-500 documenti e uno 'grande' sui 1000.
Molti gli archivi 'minimi' presenti nel territorio toscano, soprattutto a
Massa Carrara, provincia a più alta concentrazione di archivi orali
ed audiovisivi dove ciascuno di essi non raggiunge le 100 unità.
Emerge la consistenza di archivi nati interamente dal basso con una sorta
di 'teoria nativa' dell'archivio e dell'uso del registrare, e la connessione
tra mondo del canto popolare e gli archivi.
In particolare, l'indagine ha messo in evidenza l'interessante presenza di
archivi legati a televisioni private e iniziative culturali e la consistente
presenza di archivi privati spesso non noti e non segnalati nel corpus dei
beni culturali 'immateriali' DemoEtnoAntropologici e di Storia Orale, ma esistono
anche casi di archivi quantitativamente importanti, sia di tipo pubblico,
come l'Archivio delle Tradizioni popolari della Maremma grossetana, sia universitari,
come il Centro Televisivo di Ateneo e il Laboratorio Demoetnoantropologico
della Facoltà di Lettere, entrambi dell'Università degli Studi
di Siena.
La prevalenza tematica delle registrazioni è distribuita tra il mondo
contadino e artigiano, la miniera, la storia della guerra, della resistenza
e del dopoguerra, il canto, le fiabe, le feste.
Negli archivi sono presenti anche riproduzioni di eventi dei mass media, spesso
dischi, video esterni, pubblicazioni. Sono presenti trascrizioni soprattutto
negli archivi impegnati in pubblicazione con gli enti locali e in quelli universitari.
Per l'indagine è stata utilizzata una scheda di rilevazione concordata
con la Discoteca di Stato e particolare attenzione è stata rivolta
agli archivi orali e audiovisivi di storia politica, sociale e delle tradizioni
popolari.
Attività didattiche
A partire dal 1999 l'Associazione Culturale IDAST ha organizzato e svolto
un corso di formazione sulla metodologia di inventariazione dei materiali
archivistici demo-antropologici rivolto ai bibliotecari e agli archivisti
degli enti pubblici e privati che conservano materiali orali e audiovisivi.
Pubblicazione
I risultati dell'indagine sono documentati dal volume I custodi delle voci.
Archivi orali in Toscana: primo censimento, a cura di Alessandro Andreini
e Pietro Clemente, [e dall'Associazione] IDAST, iniziative demo-antropologiche
e di storia orale in Toscana. - Firenze, Regione Toscana, 2007.