CHIEDI IN
BIBLIOTECA
Informare a distanza, Firenze, 10 dicembre 2003. Relazioni
SegnaWeb e le specificità del reference generale: collaborare
fra diversi?
Elena Boretti,
Redazione di Segnaweb.
SegnaWeb nasce da un progetto
della Commissione nazionale biblioteche pubbliche dell'AIB
2000-2003, volto a promuovere il reference nelle biblioteche pubbliche
italiane.
La loro situazione nel 2000 era quella che recentemente è stata
resa nota dall'indagine AIB e
ISTAT e che prima era conosciuta attraverso indagini locali e
dall'osservazione, per chi vive questo settore dall'interno.
La scarsità di personale, di risorse anche per
l'aggiornamento delle raccolte, e la mancanza di cooperazione,
facevano sì che nella maggioranza dei casi la biblioteca
pubblica si riducesse a un semplice punto di prestito, sempre
più spesso affidato a personale non professionale. Il reference
appariva allora come un punto di forza qualificante, sul quale fare
leva per valorizzare la biblioteca e la professione. Esperienze come
BUBL, Internet Public Library, permettevano di pensare alla
possibilità di collaborare a distanza anche oltre i naturali
bacini territoriali di cooperazione, per provare a dare vita a una
sperimentazione raccogliendo le forze migliori e cercando di mettere a
disposizione materiali utili per tutti. Se per Ranganathan il
reference era portare i libri verso il più largo uso possibile,
nel 2000 il reference ha lo scopo di aiutare l'utente a trovare
risposta alle sue esigenze tramite l'accesso a fonti su qualsiasi
supporto. Per questo già alcune biblioteche pubbliche italiane
avevano iniziato ad organizzare collezioni di fonti gratuite su web
per il loro pubblico: fonti di interesse generale, in parte italiane e
in parte straniere, collezioni in parte identiche e in parte diverse,
ma senza alcun coordinamento, nè reciproca
complementarietà. Predisposte dalla singola biblioteca per la
propria utenza, grazie alla loro disponibilità su web venivano
di fatto utilizzate anche da altre biblioteche.
La prima cosa che era necessario fare era quindi provare, almeno in
ambiente digitale, a coordinarsi per fare rete. In collaborazione con
l'AIB e con il Cilea, che fornisce le competenze tecnologiche, la
redazione di SegnaWeb è attualmente composta da una trentina di
bibliotecari di varie parti d'Italia, che cooperano a distanza per
sviluppare e mantenere aggiornato un repertorio di risorse Internet di
interesse generale.
Inaugurato nel maggio scorso, e quindi ancora nella sua prima fase di
crescita, SegnaWeb persegue l'idea di realizzare un portale di
accesso generale, nazionale. Sarà per questo anche molto
selettivo, per poter essere come un pronto soccorso, capace di fornire
risorse di prima necessità, e un orientamento all'avvio di
ricerche più complesse, tramite rinvii a servizi specializzati
per argomenti o anche per copertura geografica: regioni, province,
comuni italiani, oppure altri paesi.
Predisporre collezioni digitali condivise per ottimizzare l'uso
delle risorse anche in funzione del reference è
un'esperienza in gran parte nuova. Lo sviluppo coordinato delle
raccolte è una pratica poco diffusa in Italia anche nel mondo
cartaceo e ancora più raro è il lavoro di cooperazione
sulle raccolte speciali, come quella per il reference.
Un esempio molto interessante e assai recente è
UNICA, del Servizio bibliotecario provinciale vicentino. Si tratta
di un'attività interna alla rete provinciale locale, che si
sviluppa sulla base della disponibilità e dell'interesse
dei bibliotecari, finalizzata non alla divulgazione pubblica, ma a
rendere disponibile alla soluzione delle domande rivolte ai servizi di
reference di tutte le biblioteche del sistema il patrimonio cartaceo
di consultazione tipicamente concentrato solo in quelle più
grandi. Uno spoglio analitico delle opere più utili, a
discrezione dei bibliotecari, e la valorizzazione del loro potenziale
informativo tramite la ricerca per argomenti, unitamente
all'attività di fornitura dei documenti con gli automezzi
del centro servizi, rendono evidente l'utilità di questo
lavoro proprio al fine dello sviluppo del servizio di reference in
modo più diffuso e omogeneo sul territorio. In questo caso si
tratta di uno sforzo volto alla condivisione di opere cartacee
all'interno di una rete provinciale. Per le opere digitali lo
stesso servizio ha da tempo dato vita a Eureka, a
cura di Renzo Brun, e collabora anche con SegnaWeb.
Attualmente esistono in Italia vari altri repertori realizzati da
biblioteche e simili a SegnaWeb per contenuti e scopi, molti dei quali
preesistenti: ha iniziato a censirli Anna Zilio in un suo lavoro
pubblicato su web in occasione di questo convegno.
SegnaWeb mira a diventare un indice che collega le risorse locali, le
valorizza e le promuove. Il primo repertorio locale concepito in modo
coordinato e complementare con SegnaWeb sarà quello del Sistema Bibliotecario
Intercomunale di Rozzano allo studio proprio in questi mesi, che
si occuperà di censire principalmente risorse di interesse
locale. SegnaWeb è tuttora in una fase di assestamento, sia per
quanto riguarda la formazione di un gruppo di redazione affiatato, sia
per quanto riguarda il raggiungimento di un adeguato livello di
completezza delle raccolte, sia per la messa a punto di numerosi
aspetti tecnici: tutte attività ancora in corso. Di recente
è stato avviato anche un impegno nella promozione, che ci
porterà a contattare direttamente altri repertori esistenti in
Italia, per stringere accordi con essi.
Diverse saranno le relazioni che vorremo instaurare con repertori di
argomento speciale, a cominciare dalla DFP, progenitrice
dell'esperienza di SegnaWeb. Roberta Bozzao ha avviato un censimento dei
repertori speciali, a partire dall'indagine su quanto offre in
rete il mondo universitario.
Siamo sempre, come si vede, nell'ambito del virtual reference
shelf, piuttosto che virtual reference desk: scaffali,
piuttosto che servizi. Come osservatorio sui servizi sono utilissime
le pagine di
Paola Gargiulo e quelle di Daniela
Peraldo) per l'Italia.
I servizi digitali hanno permesso di pensare alla creazione di banche
dati della conoscenza (knowledge base), direttamente prodotte
dai risultati del lavoro dei bibliotecari tramite la registrazione
delle interazioni domanda-risposta fra bibliotecario e utente.
Secondo Roy Tennant (Roy Tennant, Determining our digital
destiny, "American libraries", January 2000, pp. 54-58)
la biblioteca digitale universale dovrebbe occuparsi di gestire tutte
le informazioni, come il sistema MARC ha reso possibili i cataloghi
unici. Si tratta di una bellissima visione, che per essere realizzata
ha però bisogno di immaginare anche un sistema organizzativo
assai complesso. A questo proposito ci fornisce un'indicazione
molto utile Bonnie Nardi, quando dice che dobbiamo realizzare un
International Reference Network coordinato in ogni paese, e quindi
iniziare a realizzare servizi pilota, locali e regionali (Bonnie
Nardi, A. Information ecologies, Library of Congress,
1998,< http://lcweb.loc.gov/rr/digiref/nardi.html >, ma ora non
più reperibile. Se ne trova notizia a: http://www.loc.gov/loc/lcib/9808/ref.html).
Le potenzialità della tecnologia hanno portato a sperimentare
sistemi interamente automatici, dove la risposta viene inoltrata
direttamente senza alcuna mediazione umana, sulla base di
un'analisi di corrispondenze terminologiche fra la domanda e la
banca dati delle risposte. Si è assistito a una rincorsa delle
biblioteche all'efficienza e alla massimizzazione del numero di
domande soddisfatte, seguendo le modalità di utilizzo della
rete da parte di servizi di contenuto commerciale, finalizzati alle
vendite come per esempio Amazon.
Le recenti Linee
guida Ifla sul reference digitale danno indicazioni molto
dettagliate su particolari formali e modalità di gestione della
transazione, ma non forniscono alcun aiuto specifico quando affermano
la generica necessità di definire l'utenza destinataria e i
suoi bisogni, cosa assai complessa in ambiente digitale. Invece che
aiutare a individuare l'utenza destinataria del servizio, le linee
guida, in modo del tutto sorprendente, affermano che il servizio deve
essere erogato senza distinzione di lingua. Certo l'ipotesi
è preferibile a quella dell'obbligo di uniformazione alla
lingua inglese, ma sembra che manchi del tutto il rapporto fra utenze
destinatarie e lingue da essi parlate.
Esistono servizi generali, come per esempio Ask Bob, che si
propongono per la soluzione di qualsiasi domanda da parte di qualsiasi
utente, senza richiedere informazioni di contesto, nè sulla
domanda, nè sull'utente che la rivolge. Ask Bob è
esclusivamente in inglese. Spesso si accetta come scontato che
l'inglese sia la lingua internazionale e questo già
è un primo elemento che non contribuisce certo ad abbattere il
digital divide: non per tutti i popoli la seconda lingua
è l'inglese, non tutti gli individui padroneggiano una
seconda lingua, e sarebbe veramente interessante poter sapere quanta
parte della popolazione mondiale è in grado di gestire una
transazione informativa in inglese. Sembra di assistere ad una serie
di equivoci: poichè la rete è mondiale, la comunicazione
sarebbe universale e i servizi d'informazione, conoscenza e
cultura avrebbero un potenziale di livello globale. In realtà
non solo la comunicazione non è universale, come illustra
benissimo nella sua bellissima introduzione alle linee guida per la
biblioteche pubbliche Philip Gill (IFLA, Il servizio bibliotecario
pubblico: linee guida IFLA/Unesco per lo sviluppo, preparate dal
gruppo di lavoro presieduto da Philip Gill per la Section of Public
Libraries dell'IFLA; edizione italiana a cura della Commissione
nazionale Biblioteche pubbliche dell'AIB, Roma, AIB, 2002),
perchè gran parte della popolazione mondiale non dispone di
telefono, ma occorre riflettere molto anche sulla gestione
dell'informazione da parte di una unica Biblioteca Digitale
Universale, poichè i fatti stessi della storia più
recente ci dimostrano chiaramente quanto illusoria sia l'idea di
una cultura globale.
Anne Lipow ( Anne G. Lipow, Serving
the remote user: reference service in the digital
environment, 1999) insegna che il lavoro dei bibliotecari
è in gran parte sostanziato dall'aiuto agli utenti nel
chiarire cosa effettivamente vogliono ricercare. La fornitura di
informazioni è in qualche misura sempre una forma di
consulenza, ben diversa dall'acquisto di un libro su Amazon.
L'informazione, come ci insegna ad esempio Elizabeth Orna
(Elizabeth Orna, Valuing information: problems and
opportunities, in: The fourth resource: information and its
management, edited by David P. Best, Aldershot-Brookfield,
Aslib-Gower, c1996, pp. 18-40), è qualcosa che viene recuperato
per alimentare la conoscenza: non ha valore in sè, ma per
averlo deve essere trasformata in conoscenza dai processi cognitivi.
L'intervento del bibliotecario agisce durante questo processo
cognitivo, fornendo nuovi materiali al suo percorso.
Nella catena utenti-domande-risposte-bibliotecari-fonti documentarie
la probabilità di successo del bibliotecario e delle fonti da
lui proposte per la soddisfazione del quesito è sicuramente
dipendente dalla conoscenza, se non addirittura dall'appartenenza
al medesimo contesto culturale dell'utente. Anche nel reference
digitale occorre non dimenticare di mettere l'utente al
centro.
Non esistono insomma risposte sempre valide per la medesima domanda,
e, in conclusione, le cosiddette knowledge bases, le basi
dati della conoscenza, possono essere del tutto inadeguate e prive di
senso senza customer knowledge management, la gestione dei
profili dell'utenza. Soprattutto nelle biblioteche pubbliche il
lavoro di reference dovrebbe essere sostanziato dall'analisi dei
profili dell'utenza e delle tipologie di esigenze.
Può essere abbastanza diverso il lavoro su argomenti molto
specializzati: in ambito scientifico si potrà molto più
probabilmente parlare in termini universali, in ambito giuridico e
istituzionale si avranno riferimenti territoriali assai precisi. I
servizi di reference digitale delle biblioteche pubbliche limitano
spesso l'accesso ai soli iscritti alla biblioteca, e di
conseguenza al circostante bacino territoriale di attrazione della
propria utenza. In questo modo si limita la quantità, ma anche
la varietà di utenze diverse. Interessante e tutto da
riflettere il caso di
Answers Now, che si rivolge ai residenti in Australia, USA e Regno
Unito, tre nazioni di lingua inglese appartenenti a tre diversi
continenti, gestito da biblioteche aventi sede in quelle stesse
nazioni.
Tuttavia questi tipi di restrizioni impediscono all'utente remoto
di accedere per esempio alle informazioni specializzate sulla
comunità e la storia locale, di cui ogni biblioteca pubblica
dovrebbe essere la più autorevole fornitrice.
SegnaWeb intende essere un portale generale italiano e si
attiverà per collaborare con altri analoghi portali
bibliotecari nazionali, stabilendo con essi relazioni di
reciprocità. Il primo fra questi potrebbe essere il danese FNG, nato anche questo come portale
nazionale a partire dalla collaborazione spontanea fra alcune
biblioteche pubbliche.
Il software MyLibrary con cui è realizzato SegnaWeb prevede la
possibilità di registrazione da parte dell'utente per la
personalizzazione individuale: l'utente può definire il suo
profilo e la materia di preferenza, il bibliotecario della materia e
gli utenti possono interagire per posta elettronica. Su queste basi
potrebbe essere anche aperto un servizio di reference e comunque
potrebbero essere sicuramente raccolte molte statistiche
sull'utenza e sull'uso delle risorse offerte. Finora la
redazione di SegnaWeb non ha avuto modo di occuparsi a sufficienza di
questi aspetti, ma sono certamente nel nostro programma di lavoro.
Sono state attivate le statistiche, che permettono di conoscere in
dettaglio le pagine e le materie più visitate: un dato che
può avere non poco significato.
La specificità del reference generale è questa:
conoscere l'utenza, gestire transazioni informative anche in
contesti culturali diversi, probabilmente in diverse lingue,
predisporre fonti e competenze mirate sui bisogni, e quindi gestire
rinvii in rete di cooperazione. Servizi generali, servizi speciali,
servizi locali e servizi nazionali: la collaborazione è sempre
un'esperienza tra diversi e la biblioteca universale potrà
essere solo un network, una rete di reti interconnesse.
pagina creata il 18/12/2003.
|