Il Campus sulle Culture delle Donne 30 luglio - 13 agosto 2000 Il campus sulle culture delle donne dal titolo
"Femminismi e intercultura",
itinerante per la Toscana tra il 29 luglio e il 9 agosto,
è poi confluito nell'incontro
conclusivo tra tutti i campus sull'Amiata dal 10 al 13 agosto.
Femminismi e intercultura Gli obiettivi del campus:
1. Confrontarsi a livello locale/internazionale sulla complessità delle culture delle donne;
2. Portare ad unitarietà i contributi di tutti i soggetti femminili per delineare una Toscana interculturale rispettosa dei diritti di uomini e donne;
3. Dare visibilità a quanto le relazioni strutturate tra autoctone e immigrate hanno prodotto in alcune realtà toscane: in campo politico, lavorativo, formativo e artistico;
4. Elaborare prodotti finali (centrali e locali) utilizzabili sia dalle istituzioni che dai centri interculturali.
Coordinamento scientifico e conduzione:
Mercedes Lourdes Frias e Maria Antonietta Pappalardo
Partecipanti e relatrici:
Adelina Lacaj (Albania) e Juana Francisca Frias (Repubblica Dominicana) - Ass. Nosotras di Firenze, Albalisa Sampieri - Centro Culturale Mara Meoni di Siena, Ersilia Raffaelli - Casa delle Donne di Viareggio, Anna Maria Furlan - Centro Donna di Lucca, Alessandra Maoggi - Centro Incontri di Fiesole, Marilia Di Giovanni - Centro Pari Opportunità di Colle Val d'Elsa, Flor Maria Trinidad (Repubblica Dominicana) e Adelaide Solange Djienga (Albania) - CeSDI di Livorno, Maria Giovanna Zanini Centro Donna di Grosseto, Leonora Memisha (Albania) - Ass. le API, associazione per l'intercultura di Pistoia, Madelaine Ekosso (Camerun) -A.d.a.t., Ass. donne africane in Toscana di Pisa, Norma Cidfiguerda (Cile) - Donne in movimento di Pisa, Luciana Rajaobelina (Madagascar) - Donne Insieme di Arezzo, Katia Frese - Ass. Un Tempio per la Pace di Firenze, Mara Baronti - Commissione Regionale Pari Opportunità, Maria Teresa Battaglino -rappresentante italiana della rete dell'associazionismo delle donne dell'area mediterranea, Celina Frondizi, Graziella Borsatti, Gabriella Rossetti, Pia Zuccolin , Francesca Cocco, Maria Beatrice Perucci e Melita Richter Marabotta, Irma Nicacio (Repubblica Dominicana), Bushra Razzak (Iran) e Fatima Gallaire (Algeria)
Associazioni:
Arezzo: Donne Insieme
Firenze: Nosotras, Centro Incontri di Fiesole
Grosseto: Centro Donna
Livorno: CESDI
Lucca: Centro Donna, Casa delle Donne di Viareggio
Pisa: A.d.a.t ( associazione donne africane in Toscana)
Pistoia: Api(associazione per l'intercultura)
Siena: Centro Culturale Mara Meoni, Centro Pari Opportunità (Colle Val d'Elsa)
Progetto:
"Femminismi e intercultura"
Premessa
Il Campus delle Donne è parte integrante del Progetto 1999-2002 "Porto Franco. Toscana. Terra dei popoli e delle culture", promosso e coordinato dall'Assessorato alla Cultura dalla Regione Toscana, che mira a sviluppare attive strategie interculturali atte a produrre nuovi saperi e nuovi percorsi culturali e sociali in cui siano coinvolte le istituzioni, le scuole, le associazioni e gli stessi abitanti del territorio toscano.
Intercultura significa essenzialmente confronto tra condizioni e punti di vista diversi, nel pieno rispetto della diversità di ognuno/ognuna. Intercultura significa imparare a decentrare i punti di vista: divenire consapevole della parzialità del proprio punto di vista, far emergere le specificità femminili all'interno di ogni cultura, liberarsi delle deformazioni eurocentriche, coniugare i bisogni materiali con quelli ambientali ed etici.
Per sviluppare un progetto interculturale è necessario attivare strategie d'intervento su tre piani principali:
confronto di genere tra donne e uomini
confronto tra generazioni
confronto tra culture di popoli diversi
Il Progetto della Regione Toscana, coordinato da Lanfranco Binni, si sviluppa secondo quattro Programmi:
1. Sperimentazione di Centri interculturali come luoghi di confronto attivo e nodi di rete informativa.
2. Campus dei popoli e delle culture
3. Programma di manifestazioni teatrali, musicali, convegnistiche
4. Programma di produzione di strumenti didattici
L'organizzazione dell'intero Progetto prevede la collaborazione progettuale e realizzativa di Province, Comuni e Comunità montane, Università, Istituti e Associazioni culturali, Fondazione Toscana Spettacolo. La risposta, in particolare, degli Enti Locali e delle Associazioni culturali nella prima fase a cavallo tra il 1999 e il 2000 è stata al di sopra delle aspettative per quantità e qualità, tant'è che la rete di Centri interculturali è in avanzata fase di attuazione. Si sono formalmente costituiti al marzo 2000 ben 60 Centri Interculturali, che, pur con vari livelli di organizzazione e di funzionalità, già si propongono sul territorio toscano come strutture di supporto agli incontri e agli scambi di culture, oltre che punti di servizi per tutti i cittadini.
Su 60 Centri si sono configurati come Centri Interculturali Donne n. 10, seguendo il duplice criterio di dare rilevanza alla pratica politica di relazione tra donne di culture diverse e/o di promuovere la capacità di strutturare sinergie feconde tra livello istituzionale e livello associazionistico o del volontariato e del non profit.
I dieci Centri che aderiscono alla Rete di Porto Franco sono disseminati in quasi tutte le province toscane.
I Centri Interculturali Donne aderenti alla Rete di Porto Franco in data aprile 2000 sono:
Colle Val d'Elsa, Centro Pari Opportunità
Fiesole, Centro Incontri
Firenze, Associazione Artemisia
Firenze, Associazione Nosotras
Livorno, Centro Servizi Donne Immigrate (CeSDI)
Lucca, Centro Donne
Massa, Centro Donne
Siena, Centro culturale "Mara Meoni"
Viareggio, Casa delle Donne
Grosseto, Centro Donna
Rispetto al Programma dei Campus dei popoli e delle culture, che qui ci interessa più da vicino, una prima e corposa fase di realizzazione avverrà tra luglio e agosto del 2000 con una prestigiosa appendice prevista nel gennaio 2001, quando si presenteranno in forma ufficiale i prodotti finali dei campus. Per quest'ultimo appuntamento 2001 Rosi Braidotti ha già assicurato la sua presenza.
In estate la Toscana ospiterà un centinaio di uomini e donne provenienti da ogni parte del mondo, i quali si incontreranno e si confronteranno tra loro e con i popoli della Toscana. I campus di Porto Franco possono essere considerati strumenti per la produzione di indirizzi teorici e programmatici finalizzati all'orientamento della società toscana in specifici settori tematici secondo una prospettiva interculturale.
I Campus dei popoli e delle culture sono cinque e alla fine del singolo percorso confluiranno alla "Festa delle porte aperte" per il confronto sui prodotti finali, evento che si svolgerà sul Monte Amiata dal 10 al 13 agosto.
I cinque campus sono: le culture delle donne
30 luglio-13 agosto, coordinato da Maria Antonietta Pappalardo e Mercedes Lourdes Frias
strutturato con 2 stage (iniziale e finale) e 5 workshop itineranti a Firenze-Livorno-Pisa-Siena-Viareggio
le culture della parola e della scrittura
26 luglio-13 agosto, coordinato da Armando Gnisci, Pape Diaw e Lanfranco Binni
strutturato con stage iniziale e tappe a Firenze-Prato-Lucca-Fivizzano-Pisa-Volterra-Siena
le culture della storia e della memoria
24 luglio-29 luglio, coordinato da Anna Maria Rivera, Ivan Della Mea e Gian Bruno Ravenni
strutturato in 6 giornate con relazioni di esperti, visione di films, produzione di un documento finale
le culture della religione
26 luglio-13 agosto, coordinato da Alfredo Iacopozzi e Aldo Tarquini
strutturato secondo l'itinerario Passignano-Livorno-Pomaia-Firenze-Camaldoli-Siena-S.Antimo - Arcidosso
le culture dell'abitare
26-13 agosto, coordinato da Nicola Solimano e Corrado Marcetti
strutturato con lezioni e presentazione di esperienze concrete a Pisa-Livorno-Prato-Firenze-Empoli-Fiesole
I campus mirano a coinvolgere nel confronto interculturale persone di ogni etnia, di ogni livello sociale e di ogni orientamento sessuale presenti nel territorio toscano. La progettazione dei singoli campus è stata affidata dal coordinatore Lanfranco Binni a piccoli gruppi di esperti che operano a livello toscano e nazionale o, in qualche caso, ad Istituti/Fondazioni di riconosciuto prestigio culturale.
Il campus delle culture delle donne è progettato, sotto il coordinamento di Lanfranco Binni, di Maria Antonietta Pappalardo e di Mercedes Lourdes Frias, da un Gruppo formatosi a livello regionale che vede la partecipazione più o meno assidua di:
Mara Baronti (Firenze), Maria Teresa Battaglino (Firenze), Cristina Boncompagni (Viareggio), Paola Bora (Pisa), Liana Borghi (Firenze), Eleonora Chiti (Livorno), Anna Maria Furlan (Lucca), Francesca Moccagatta (Firenze), Ersilia Raffaelli (Viareggio), Albalisa Sampieri (Siena), Amelia Tacca (Viareggio), Flor Maria Trinidad (Livorno).
La trasversalità dell'asse di genere
Il Progetto di iniziativa regionale "Porto Franco. Toscana, terra di popoli e di culture" pone come asse centrale di tutti i programmi interculturali da realizzare sul territorio della Toscana nel triennio 2000-2002 l'asse di genere. L'assunzione di tale asse costituisce una vera e propria sfida culturale sia alle istituzioni, ai luoghi sacri dell'elaborazione toscana del sapere, all'associazionismo neutro, ovvero a tutti i poteri strutturati al maschile, e sia ai movimenti femministi e femminili e le loro relative articolazioni (Commissioni Pari Opportunità, Centri Donna, Coordinamenti Donne di partiti e sindacati, Centri Immigrate, Associazioni femminili di vario tipo, livello e finalità).
Una sfida impegnativa, anche imprevedibile, che vuole scompaginare gli apparati tradizionali della nostra ed altrui culture con il fine di aprire finestre nel pensiero patriarcale del Nord e del Sud e di spalancare porte nelle gabbie delle tecnologie di genere in cui ancora si pretende di rinserrare le donne nell'era postmoderna.
Il Progetto dell'Assessorato alla Cultura della Regione Toscana, coordinato da Lanfranco Binni, prevede per il 2000, oltre la costituzione di 60 Centri Interculturali, la realizzazione di cinque campus: sulle culture della religione, della parola e della scrittura, della storia e della memoria, dell'abitare, e, infine, il campus sulle culture delle donne.
A tale proposito, come Gruppo Regionale che progetta e realizza quest'ultimo campus, è necessario ricordare a tutti i soggetti coinvolti in Porto Franco che le culture delle donne non costituiscono, come accade per gli altri quattro campus, un settore tematico.
Occupano uno spazio specifico solo per necessità storica, in quanto culture non ancora legittimate dal pensiero e dal potere predominante nel nostro pianeta.
Ma le culture delle donne, in quanto espressioni di un punto di vista sessuato sul mondo, attraversano tutte le culture esistenti e all'interno di ogni cultura tutti i campi tradizionali del sapere e del saper fare sino a metterne in dubbio lo statuto di universalità, di neutralità e di oggettività. Grazie, infatti, al lungo lavoro di decostruzione del logos patriarcale svolto dai movimenti femministi di tutti i secoli ma soprattutto degli ultimi decenni del '900, siamo diventate consapevoli che le religioni, i linguaggi, la storia, la scienza, le arti, le stesse culture dell'abitare sono produzioni di discorsi sulla realtà codificate da un solo soggetto, quello maschile, che si autoproclama rappresentante di tutta l'umanità.
I sessi, noi vogliamo qui ricordarlo, sono due. Due sono i generi su cui sono stati socio-culturalmente edificati e stratificati i ruoli maschili e femminili. Due sono i corpi modellati dalla natura e ancor più dalle simmetriche esperienze del potere e della subordinazione. Due sono, quindi, le postazioni sessuate da cui osservare, interpretare e nominare il mondo.
Nessun uomo può essere portatore del desiderio di una donna, nessuna donna può (né vuole) rappresentare i bisogni di un uomo. La rappresentanza non è universale, è sessuata. Le democrazie del nostro pianeta, pur essendo il modello politico meno pericoloso per le libertà degli individui, si configurano come gusci semivuoti finché non assumono come soggetto politico, ovvero paritario agente di cambiamento, la donna.
La scoperta della "differenza sessuale" come ricchezza capovolge tremila anni di storia patriarcale in cui le donne hanno vissuto - nel simbolico e nella pratica - la differenza come inferiorità, come miseria, come isteria, come impurità da nascondere dietro un khimar.
Olympe de Gouges ci ha rivelato il bluff dell'uguaglianza, scrivendo la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina, i cui principi sono largamente inapplicati dopo più di 200 anni di "democrazia". Virginia Woolf ha squarciato l'oscurità dell'omologazione offrendoci l'orgoglio della differenza.
Luce Irigaray ci ha gridato di diventare Soggetti per smascherare la parzialità della politica, del diritto, della psicoanalisi e della grammatica. Hannah Arendt ci ha fatto da guida nei meandri dei totalitarismi di destra e di sinistra per riconoscerli e combatterli sul nascere.
Eveleen Fox Keller ci ha fatto scoprire che la scienza di Galilei e di Bacone ha intrapreso il cammino del dominio sulla natura perché era ed è un regno maschile.
Vandana Shiva ha chiamato a raccolta le donne di scienza e le contadine del Chipko per "sopravvivere allo sviluppo occidentale" che uccide la natura, l'ambiente e il valore-relazione delle donne.
Luisa Muraro ci ha condotto per mano nella ricostituzione di genealogie femminili dell'ieri e dell'oggi. Adrienne Rich ci ha convinto a creare reti femminili in tutto il pianeta, perché esiste "un mondo comune delle donne" che può essere più forte delle mille culture maschiliste.
In Bulgaria Julia Kristeva ci ha detto che il linguaggio e la scrittura sono pratiche in cui è all'opera un soggetto incarnato, la donna, che può aprire nel simbolico nuovi ambiti di significazione rispetto a quelli creati dall'uomo. Maria Zambrano ha conservato per noi nel grembo dell'esilio dalla Spagna di Franco un magico pensiero filosofico che fa da ponte verso la poesia.
Khalida Messaoudi ci ha raccontato l'inferno algerino della misoginia islamista e il purgatorio dei movimenti femministi. La teologa Uta Ranke-Heinemann ci ha testimoniato l'ostracismo delle chiese verso "il divino femminile". Aung San Suu Kyi con regale semplicità ci ha indicato dalla Birmania una pacifica via asiatica ai diritti umani.
bell hooks ha aiutato noi bianche a decolonizzare mente e corpo, mostrandoci come le donne nere vivono un duplice annullamento di soggettività: una volta come neri in una società americana a modello di uomo bianco e una seconda volta come donne nere all'interno del patriarcato afro-americano.
Carole Pateman ci ha dischiuso orizzonti interculturali dentro cui tentare di accogliere, come personaggi in cerca di storia, l'Altra/Nera, l'Altra/Musulmana, l'Altra/Prostituta, tutte assorellate come siamo da un antico "contratto sociale" che ancora oggi tace sul "contratto sessuale" che lo sottende.
I protagonisti di Porto Franco, proprio per lo spessore interculturale che caratterizza i vari campi di intervento del progetto, non possono contribuire a privare l'umanità - sia uomini che donne, sia bambini che bambine - della parola di queste e tantissime altre Maestre. La sintassi del gender deve trovare il suo mainstreaming nell'era dell'intercultura globalizzata. Ne hanno bisogno tutti e tutte, vecchie e soprattutto nuove generazioni, perché nella relazione interculturale la vera posta in gioco sarà la capacità dei giovani di costruire rappresentazioni intersoggettive, rappresentazioni, cioè, congiuntamente prodotte e situazionalmente variabili. Ma quali rappresentazioni intersoggettive potranno costruire i nostri ragazzi con le arabe, le cinesi, le albanesi se non conoscono la differente cultura dell'Altro più prossimo che essi incontrano sul proprio territorio, la cultura dell'Altro/Donna italiana, appunto.
Pertanto, se Porto Franco assume come direttrice l'asse di genere e come veicolo la contaminazione, ciò vuol dire, per noi, che tutti i campus - e non solo quello delle Culture delle Donne - devono essere contaminati dalla differenza di genere, sia attraverso la presenza di studiose/esperte che in essa si riconoscono e sia attraverso la previsione di uno spazio di confronto tra il campus delle culture delle donne e gli altri quattro campus nella programmazione della Festa delle porte aperte sull'Amiata. In tale contesto sarà interessante anche rilevare i tipi di reazione maschile, o anche l'assenza di reazione, che ha ricevuto la proposta formulata da Lanfranco Binni nelle pagine intitolate "Si potrebbe…"(vedi Il giornale di Porto Franco, Maggio 2000), dove si invita gli uomini partecipanti ai campus di ritagliare uno spazio temporale e mentale per cominciare a riflettere (ed è l'ora!) sulle tecnologie di costruzione del "genere maschile".
Gli obiettivi del campus Gli obiettivi del campus sono quattro:
1. confrontarsi a livello locale/internazionale sulla complessità delle culture delle donne;
2. portare ad unitarietà i contributi di tutti i soggetti femminili per delineare una Toscana interculturale rispettosa dei diritti di uomini e donne, siano essi autoctoni/e o stranieri/e;
3. rafforzare la qualità interculturale delle iniziative locali focalizzate su cinque temi: i diritti a Firenze, il teatro a Siena, il lavoro a Livorno, la violenza a Pisa, il rapporto tra donne e politica a Viareggio-Lucca;
4. rielaborare prodotti finali (centrali e locali) utilizzabili sia dalle istituzioni che dai Centri Interculturali.
Soffermandoci in particolare sul primo obiettivo, il Gruppo regionale propone che il confronto a livello locale/internazionale sulla complessità delle culture delle donne avvenga su tre livelli:
Differenza sessuale. Primo livello: differenze tra uomini e donne.
Asimmetrie storiche di genere: fallo/mancanza, potere/dipendenza, pubblico/privato, stato/casa, trascendenza/immanenza, ragione/emotività, parola/silenzio, scienza/natura, storia/racconto, controllo/isteria, corpo oggettivato/corpo sfruttato.
Differenza sessuale. Secondo livello: differenze tra donne.
Differenze tra donne di tipo collettivo: differenze collegate alla razza, alle istituzioni, alla religione, alla classe sociale, al tipo di società in cui si trova a nascere e vivere; differenze collegate allo associazionismo femminista, alla relazione di genere, ai progetti politici, alle pratiche sociali.
Differenza sessuale. Terzo livello: differenze all'interno di ogni donna.
Ogni donna in carne e ossa è contemporaneamente:
- Una molteplicità frammentata in se stessa
- Una rete di livelli di esperienza
- Una memoria vivente
- Una genealogia incarnata
Comunemente si pensa che le teorie femministe rappresentino solo movimenti di opposizione critica alle società patriarcali e alla falsa universalità del soggetto. Da questo prospetto si evince con chiarezza che l'espressione positiva del femminismo contemporaneo è invece l'affermazione e la rappresentazione di varie forme della soggettività.
Il soggetto femminista in questi ultimi decenni, come osserva Sandra Harding, "si è reinventato come altro": Non è né vuole essere un altro soggetto sovrano, gerarchico ed esclusivo, ma un'entità multipla, aperta, interconnessa. Il problema è come legittimare e rappresentare la molteplicità delle forme alternative della soggettività femminile senza cadere nel relativismo, nella frammentazione. Pensiamo che il punto di partenza del nostro confronto sia il riconoscimento della parola donna come un contenitore semantico generale che raggruppa diversi tipi di donne, diversi livelli di esperienza e diverse identità; mentre il progetto è quello della differenza sessuale, che vuol dire:
- rifiutare l'omologazione imperante nei paesi postindustriali occidentali
- affermare le radici corporee della soggettività
- continuare a non separare la teoria dalle pratiche politiche della relazione
Proponiamo che il confronto in apertura del Campus delle donne inizi dall'analisi di una provocatoria ma illuminante frase di Rosi Braidotti: "Definisco femminismo quel movimento che lotta per cambiare i valori attribuiti alle donne e le loro rappresentazioni scaturite dal tempo lungo della storia patriarcale, ma anche dal tempo profondo dell'identità di ognuna. Il progetto femminista, in altre parole, abbraccia sia il livello della soggettività, nel senso dell'agire storico e del processo di acquisizione dei diritti politici e sociali, sia il livello dell'identità legato alla coscienza, al desiderio e alla politica del personale. Esso copre sia il livello conscio che il livello inconscio" (Braidotti, 1995).
Tempi e organizzazione
Il campus sulle culture delle donne, dal titolo "Femminismi e intercultura" si svolge tra il 30 luglio e il 9 agosto per poi confluire nell'incontro conclusivo fra tutti i campus sull'Amiata (10-13 agosto). Il campus inizia con un primo stage di 2 giorni (30-31 luglio, Spedale del Bigallo, Bagno a Ripoli - Firenze). Seguono 5 incontri a livello locale presso alcuni Centri Interculturali Donna della rete di PORTO FRANCO: 1 agosto a Firenze, con Associazioni Nosotras, Giardino dei Ciliegi, Un tempio per la Pace e Libreria delle Donne; 2 agosto a Viareggio, con la Casa delle Donne di Viareggio e il Centro Donna di Lucca; 3 e 4 agosto a Livorno, con Commissione Pari Opportunità e Assessorato alle Politiche sociali della Provincia, Centro Immigrate CeSDI, Centro Donna del Comune di Livorno, Centri solidarietà con il popolo saharawi di Rosignano, Collesalvetti e Piombino; 5 agosto a Pisa, con Assessorato alla Cultura del Comune, Commissione Pari Opportunità della Provincia, Ass. Casa della Donna e Associazioni Immigrate; 6 agosto a Siena, con il Centro Iride dell'Associazione Mara Meoni. Si procede con il secondo e conclusivo stage di tre giorni (7-8-9 agosto, Fattoria di San Pancrazio, Bucine - Siena), nel cui itinerario di definizione del prodotto finale è previsto anche un confronto con le Commissioni toscane Pari Opportunità regionale, provinciali e dei comuni capoluoghi, con la partecipazione dell'Assessore alla Cultura della Regione Toscana Mariella Zoppi e una responsabile della CPO nazionale (7 agosto presso il Comune di Pistoia).
Al campus partecipano in maniera più o meno continuativa dal 30 luglio al 13 agosto 29 donne: 27 partecipanti più 2 conduttrici (Maria Antonietta Pappalardo e Mercedes Lourdes Frias).
Le 26 partecipanti sono costituite da: 17 donne provenienti dai 10 Centri Interculturali Donne della Rete Porto Franco e dalle 4 Associazioni Immigrate formatesi ad Arezzo, Pisa e Pistoia (di cui almeno 8 di origine straniera coerentemente con l'obiettivo generale del campus), 1 presidente (Mara Baronti) della Commissione Pari Opportunità Regione Toscana, 1 rappresentante italiana (Maria Teresa Battaglino) della Rete dell'Associazionismo delle donne nell'area mediterranea, 8 esperte di cui cinque straniere (residenti all'estero o in Italia) e quattro italiane (residenti in Italia o all'estero).
Le 17 partecipanti dei Centri toscani sono indicate dalle 4 Associazioni Immigrate, non ancora inserite nella Rete di Porto Franco ma pienamente funzionanti, di Arezzo (1 nominativo), Pisa (2) e Pistoia (1) e dai dieci Centri Interculturali Donna di Porto Franco, cioè Centro Incontri di Fiesole (1 nominativo), Ass. Un tempio per la Pace di Firenze (1 nominativo), Centro Interculturale Nosotras di Firenze (1 nominativo), Centro Servizi Donne Immigrate di Livorno (2 nominativi), Centro Donna di Lucca (1), Casa delle Donne di Viareggio (1), Centro Donna di Grosseto (1), Centro Mara Meoni di Siena (1), Centro Pari Opportunità di Colle Val d'Elsa (1), Centro Pari Opportunità della Provincia di Massa e Carrara.
Le 8 esperte (5 straniere e 4 italiane) sono individuate - tenendo conto delle corrispondenze tra le competenze delle esperte e gli obiettivi del duplice percorso politico-culturale prefigurato a livello progettuale - dalle responsabili scientifiche del campus, Maria Antonietta Pappalardo e Mercedes Lourdes Frias, tenendo conto delle proposte formulate dalle componenti del Gruppo regionale "Campus delle donne".
Il ruolo delle esperte viene giocato su tre piani:
allargare il respiro del confronto a livello nazionale e internazionale con l'apporto di donne che lavorano fuori della Toscana e fuori dell'Italia e che costituiscono riferimenti importanti per i movimenti delle donne;
offrire un qualificato e specifico contributo al dibattito sia rispetto ad ambiti di riflessione generale che ad ambiti specifici (quali i diritti, la politica, la violenza, il lavoro, la comunicazione) anche ai fini della costruzione del prodotto finale, che prevede l'elaborazione di un pacchetto di strumenti interculturali utili a tutta la Rete di Porto Franco e oltre la Rete toscana;
costruire una serie di rapporti nazionali e internazionali con donne significative che possano fungere da ponte tra la Toscana e il resto dell'Italia, tra Toscana e paesi stranieri ai fini di disseminare le buone prassi di questo progetto sperimentale ma anche nell'eventualità di poter redigere proficui accordi bilaterali con le istituzioni estere.
I prodotti finali
I prodotti finali del Campus delle donne sono realizzati su due livelli: a livello regionale e a livello locale.
A livello regionale
A livello regionale il prodotto finale è costituito da tre elaborazioni collettive, che mirano, da una parte, a fare il punto sugli elementi che uniscono e differenziano a livello mondiale i movimenti femministi e, dall'altra, ad indicare a tutte le donne della Toscana il paradigma di una nuova stagione di lotte per il riconoscimento formale e sostanziale dei diritti di cittadinanza del tutto negati alle immigrate e "concessi" solo a metà alle native.
I tre documenti, che costituiranno strumenti di conoscenza e di socializzazione delle culture delle donne per i cittadini e le cittadine della Toscana e, in particolare, per i 60 Centri Interculturali che si sono costituiti nel corrente anno con una preponderante visione fallocentrica dell'azione da svolgere, sono:
"Il genere, questo sconosciuto", una sintetica ma agevole panoramica sui movimenti femministi nel mondo, con particolare riferimento all'Europa anglosassone-latina-balcanica, agli Stati Uniti (cultura bianca, cultura nera), ai paesi in via di sviluppo dell'Africa e dell'America del Sud, al mondo islamico del Nord Africa e del Medio Oriente; una panoramica aggiornata al 2000, attraverso il confronto sugli obiettivi che sono a fondamento della Marcia mondiale delle Donne e di Pechino +5, per cui stiamo operando dall'8 marzo come membri del Coordinamento Toscano all'interno del Coordinamento Italiano.
"Le parole-chiave del femminismo", un piccolo dizionario socio-filosofico dei termini e delle locuzioni più comunemente usati nelle teorie e nelle pratiche del femminismo, che inglobi, accanto alle definizioni legittimate dalla cultura delle donne, anche eventuali definizioni creative, ironiche formulate dalle partecipanti.
"La Carta dei diritti di cittadinanza delle Donne", un documento politico indirizzato alle autorità governative della Regione Toscana, dell'Italia e della Commissione Europea regionale per rendere fattuali i diritti di cittadinanza di genere delle donne, siano esse native o migranti, nel rispetto delle relative differenze.
Alla realizzazione dei documenti finali di tipo regionale contribuiranno sia le donne native e migranti della Toscana, con un primo confronto e una preliminare organizzazione dei materiali di consultazione nei mesi di giugno-luglio, che le esperte nazionali ed internazionali insieme alle quali si svolgerà il dibattito all'interno del campus fino al momento della strutturazione dei prodotti conclusivi.
A livello locale
A livello locale i prodotti finali sono costituiti da eventuali ricerche preparatorie al campus e dalle iniziative programmate e realizzate dai Centri Interculturali Donne di Firenze, Livorno, Pisa, Siena, Viareggio/Lucca in stretta collaborazione con gli Enti Locali.
Questa parte itinerante del campus prevede due momenti:
n il momento del laboratorio a tema, durante il quale tutto il campus approfondisce l'argomento che risulta particolarmente legato alla storia, alle pratiche del movimento femminile di quel dato territorio e allo sviluppo delle strategie che quel Centro Interculturale Donne intende mettere in campo;
n il momento delle iniziative collaterali, di tipo artistico, teatrale, musicale, ricreativo, che possono essere finanziate e organizzate dagli enti locali, dal sindacato, dalle banche, dalle organizzazioni economiche o qualunque altro soggetto, sempre in collaborazione con l'associazionismo territoriale.
Il livello locale del campus delle culture delle donne è importante quanto il livello regionale, sia perché fa sposare il globale al locale, la teoria alla pratica della relazione femminista, il mondo accademico al mondo politico, sia perché dà spazio alle capacità creative ed organizzative del territorio, e sia, terzo ma primario elemento, perché chiama alla partecipazione tutti i soggetti collettivi e le singole persone che in ogni angolo della Toscana oggigiorno si interrogano sulle proprie paure dell'Altro da sé ma anche sul ruolo, positivo, equitativo, innovatore, che ognuno può svolgere dentro il meticciato del mondo che si trasforma e diventa meno ingiusto.
Alcuni prodotti del livello locale o loro rielaborazioni (relazioni, mostre di foto, ricerche, pubblicazioni, video-cassette, registrazioni) possono essere esposti o trasmessi con strumenti tecnologici e mediologici durante la "Festa delle porte aperte", che sull'Amiata con gli altri quattro campus dal 10 al 13 agosto concluderà il percorso.
Programma:
30-31 luglio, stage iniziale, Bagno a Ripoli (FI), Ospedale del Bigallo
1 agosto, DONNE E DIRITTI DI CITTADINANZA, Firenze, Palazzo Vecchio, Salone dei Duecento
ore 9.30, saluti di Alberto Brasca, Presidente del Consiglio Comunale di Firenze
ore 9.45, Il campus verso la città: scopi, percorsi, prospettive, Mercedes Lourdes Frias
ore 10.00, interventi coordinati da Laila Abi Ahmed:
Le migrazioni delle donne viste dal sud: caratteristiche, impatto nei paesi esportatori, azioni dei governi, Irma Nicacio, Sottosegretaria della Segreteria di Stato della Donna, Repubblica Dominicana
Immigrate e rifugiate in Europa fra razzismo e promozione dei diritti, Bushra Razzak, Rete Europea Antirazzista
Oltre il genere: svantaggio sistematico, sommatoria di svantaggi, Mercedes Lourdes Frias
ore 12.00, lavoro di gruppo coordinato da Francesca Moccagatta:
presentazione dei quattro casi che saranno analizzati nei lavori di gruppo del pomeriggio; la chiave di analisi sarà secondo due grandi tipologie di approccio: donne come soggetto e donne nel contesto familiare
ore 15.00, gruppi di lavoro:
I diritti della persona e la clandestinità, coordina Celina Frondizi, giurista
Condizione di immigrata, difficoltà di autoprogettazione, coordina Francisca Frias, Ass. Nosotras di Firenze
Sospese tra due mondi, due legislazioni, coordina Francesca Moccagatta, Libreria delle Donne di Firenze
Prostituzione. Marchio indelebile? Percorsi alternativi?, coordina Adelina Lacaj, Ass. Nosotras di Firenze
ore 16.00, riunione plenaria: sintesi dei casi analizzati, del dibattito e delle proposte presentate nel lavoro di gruppo
ore 17.00, Risposte delle Istituzioni, coordina Francisca Frias
Quadro giuridico della condizione di donna migrante: a livello internazionale e nazionale, Maria Grazia Giammarinaro, Ministero delle Pari Opportunità
Politiche locali per l'affermazione dei diritti delle donne, Daniela Lastri, Assessora alla Pubblica Istruzione, alle Politiche giovanili e alle Pari Opportunità del Comune di Firenze e Davide Filippelli, Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Firenze
o ore 18.30, intervento conclusivo di Mara Baronti, Presidente Commissione Pari Opportunità della Regione Toscana.
2 agosto, LA POLITICA DELLE DONNE, Viareggio, Villa Borbone
ore 9.30, introduzione di Mercedes Lourdes Frias. Presentazione di Ersilia Raffaelli e Anna Maria Furlan, Presidenti del Casa delle Donne di Viareggio e del Centro Donna di Lucca
ore 10.30, relazioni:
La passione della differenza come pratica politica quotidiana, Graziella Borsatti, Sindaca di Ostiglia (MN)
La politica internazionale delle donne: le donne afghane e la violazione del corpo femminile, Luisa Morgantini, parlamentare europea
Marcia mondiale delle Donne 2000: le donne libere da povertà, guerre, violenza, Lidia Menapace, giornalista
- ore 12.15, dibattito
- ore 16.00, gruppi di riflessione coordinati dalle relatrici;
- ore 18.00, socializzazione del lavoro di gruppo.
3 e 4 agosto, LAVORO È: NECESSITÀ, LIBERTÀ, SOLIDARIETÀ, Livorno
3 agosto, Ce.SDI (Centro Servizi Donne Immigrate), via degli Asili 35
- ore 9.30, introduzione di Sharazad Al Basha, Centro Interculturale CeSDI di Livorno, e di Carla Roncaglia, Assessora alla Pubblica Istruzione e alle Politiche Sociali della Provincia di Livorno
- ore 10.00, presentazioni:
Gli obiettivi del campus "Femminismi e intercultura", Mercedes Lourdes Frias
Lavoro è: necessità, libertà, solidarietà. Il campus itinerante di Livorno, Maria Antonietta Pappalardo
- ore 10.30 Laboratorio "Lavoro": il livello locale
Progetto Lavoro immaginato, lavoro reale, interviste alle donne immigrate dei Centri CeSDI di Livorno, Donne insieme di Arezzo, Le A.p.i. di Pistoia, Nosotras di Firenze, a cura di Maria Teresa Battaglino e Flor Maria Trinidad
Riflessioni sul lavoro nella pratica della relazione tra donne a cura di: Centro Donna di Livorno, Forum delle Donne di Rifondazione Comunista - gruppo di Livorno, Commissione Pari Opportunità di Cecina, Rosignano e Piombino, Coordinamento Donne C.G.I.L. C.I.S.L. U.I.L
Proposte per valorizzare i lavori delle donne nel Comune di Livorno, Alessandra Atturino, Assessora alle Politiche Economiche del Comune di Livorno
La risorsa donna nelle strategie occupazionali della Provincia di Livorno, Daniela Miele, Funzionaria della Provincia di Livorno
Quale impresa sociale per le donne nella Regione Toscana?, Barbara Ferrone, Regione Toscana Dipartimento Sviluppo Economico
- ore 12.15, dibattito
Le attività del Centro Interculturale Donne saranno esemplificate attraverso l'esposizione di materiali
Provincia di Livorno, Sala Consiliare di Palazzo Granducale
- ore16.00, Laboratorio "Lavoro": dal locale al globale
Parte prima: come valorizzazione del lavoro delle donne
Iniziativa della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Livorno per sottolineare il valore e la complessità del lavoro svolto dalle donne saharawi nelle tendopoli del deserto di Tindouf, in Algeria:
- presentazione della pubblicazione Donne e uomini saharawi. I valori della vita quotidiana
- visione di diapositive, interventi, testimonianze
partecipano le Autorità della Provincia di Livorno e del Fronte Polisario, le Associazioni per il popolo saharawi di Collesalvetti, Rosignano, Piombino e Livorno, bambine e bambini saharawi accompagnati da Kadjouni Taye B Hanan, Da Day Mohammed Embarek, Enzo e Giuliana Del Seppia
o ore 18.00, parte seconda: La memoria delle genealogie femminili
Presentazione del testo Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea di prossima pubblicazione da parte della Commissione Pari Opportunità della Provincia di Livorno, elaborato all'interno del Progetto triennale di Aggiornamento/Ricerca/Azione sulla Storia delle donne svolto in collaborazione con Provveditorato e con le scuole della provincia
Omaggio di una bozza-libro alle partecipanti al campus e dibattito con le autrici Carla Cecchini Rocchi, Eleonora Chiti, Vita Maria Nicolosi, Maria Antonietta Pappalardo e Maria Giovanna Papucci
- ore 21.00, Teatro di Villa Sansone, Da Casablanca a Bibbona, spettacolo teatrale, regia di Valeria Paoli e Katia Cianci; coordinatore responsabile Emanuele Gamba; interpreti: Donne del nuovo Centro Interculturale La Mezcla ( Associazioni Cesdi, Ars Nova, Tora-Tora, Centro di ricerca e pratica teatrale), Sharazad Al Basha, Rosalia Gallardo Gonzales, Genta Lohja, Kremilda Kaloshi, Solange Dijenga, Samira Karoui, Flavia Ferretti; ideatrici: Elena Cecchi, Cristina Cianci, Antonella Giuliani, Perla Macelloni, Flor Maria Trinidad
4 agosto, Provincia di Livorno, Sala Consiliare di Palazzo Granducale
- ore 9.30, Laboratorio "Lavoro": livello globale
Prima parte: Il lavoro: nodi teorici e verifica nella relazione tra donne, Pia Zuccolin e Francesca Cocco, formatrici C.O.R.A. di Milano, Celina Frondizi, giurista - Università di Madrid, Gabriella Rossetti, antropologa - Università di Ferrara, Fatimah Gallaire, regista teatrale - Parigi, Graziella Borsatti, sindaca di Ostiglia (MN)
- ore 11.00, seconda parte. Il lavoro nei luoghi difficili, Melita Richter, sociologa e scrittrice - Trieste, Liana Borghi, letterata - Università di Firenze, Irma Nicasio, Direction General per la Promocion de la Mujer - Santo Domingo, Bushra Razzak, Lega Mondiale Antirazzista - Madrid, Maria Pia Lessi, avvocata, Consigliera di parità, Difensora civica - Livorno
- ore 12.00, dibattito
- ore 15.00, visita guidata del centro storico di Livorno
- ore 18.00, laboratorio "Lavoro": raccolta riflessioni finali con la tecnica del brainstorming
- ore 21.00, Teatro Villa Sansone, Vendute, spettacolo teatrale, liberamente tratto dal libro "Vendute" di Zana Muhsen; produzione dell' Associazione Compagnia DanzArte, realizzato nell'ambito del Progetto Migrando. Oltre il velo dell'Islam, patrocinato da Porto Franco, Regione Toscana; ideazione, adattamento e coreografie di Simonetta Ottone; regia e interpretazione di Alessandra Carlesi e Simonetta Ottone; percussioni dal vivo: Luca Brunelli Felicetti, Elisa Castagna; parte teatrale fuori campo: Alessandro Arrabito; luci disegnate da Jacopo Aliboni, Eraldo Ridi; montaggio sonoro di Gianluca Razzauti; lampade create da Eraldo Ridi; assistente di produzione: Riccardo Demi.
5 agosto, VIOLENZA SUL CORPO FEMMINILE: MODERNA, ANZI ANTICA, Pisa, Piazza Duomo, Auditorium "G. Toniolo", Opera della Primaziale
o ore 9.30, presentazione del campus e del programma, Mercedes Lourdes Frias e Maria Antonietta Pappalardo, Fabiana Angiolini, Assessora alla Cultura e alle Pari Opportunità del Comune di Pisa
Laboratorio Violenza sulle donne; riflessioni
Il colore viola. Razza, sesso e diritti: donne del nord e di molti sud, Paola Bora, docente di antropologia filosofica dell' Università di Pisa
Sally, un progetto integrato per una violenza antica: la prostituzione, Anna Maria Tognetti, Assessora alle Pari Opportunità della Provincia di Pisa
I Balcani. Nazionalismo e violenza sul corpo femminile, Melita Richter Malabotta, sociologa e
saggista, Trieste
- ore 11.00, laboratorio Violenza sulle donne; esperienze di lavoro sul campo
L'esperienza della Casa di Accoglienza per donne immigrate; presentazione del Progetto Sally
rivolto a donne dedite alla prostituzione di strada e oggetto di tratta; testimonianza, Elena Mezzetti, presidente dell'Associazione "Donne in movimento" di Pisa
Un percorso di donne contro la violenza, dati e risultati del Telefono Donna e del Progetto Persefone, Giovanna Zitiello, presidente dell'Associazione Casa della Donna di Pisa
Donne e abuso sessuale, Consiglio cittadino per le Pari Opportunità
La relazione come metodologia di lavoro con donne in difficoltà e in disagio, Carla Raimondi,
operatrice del Centro contro la violenza sulle donne di Modena
- ore 15.30, laboratorio Violenza sulle donne; dibattito
- ore 17.00, sintesi degli elementi di snodo più significativi emersi, a cura delle coordinatrici del campus
- ore 17.30, visita della città
6 agosto, TEATRO, LUOGO DELL'UTOPIA. LA DIMENSIONE DEL GESTO E DELLA PAROLA COME ESEMPIO DI INTERCULTURA, Siena, Cappella del Manto, Santa Maria della Scala, Piazza Duomo
ore 9.30, confronto tra le partecipanti al campus delle donne condotto dal Gruppo interculturale I.R.I.D.E.; temi del confronto: "Le parole per dirci..."; "...I gesti per raccontarci"
- ore 16.30, Native e migranti insieme: cosa accadrà in futuro alle nostre identità?, l'esperienza di I.R.I.D.E. e Fatima Gallaire con il suo teatro
Incontro delle partecipanti al Campus delle Donne e del Gruppo Interculturale I.R.I.D.E. con le Istituzioni di Siena, Poggibonsi e Colle Val D'Elsa, i "centri interculturali" di Porto Franco, le Associazioni delle Donne, i Centri sociali, le/i migrati e loro associazioni, la cittadinanza
Nel corso della giornata saranno presentati racconti e brani teatrali
7 agosto, Pistoia, Palazzo Comunale, Sala Maggiore
- ore 10.00, confronto con le Commissioni Pari Opportunità regionale e provinciali della Toscana. Partecipa Mariella Zoppi, Assessore regionale alla cultura.
8-9 agosto, stage finale, Bucine (AR), Fattoria di San Pancrazio
Nel pomeriggio partenza per il Monte Amiata