Siamo in viaggio. E portiamo con noi la nostra storia, passata e presente.
Per viverla insieme nei modi più diversi. Perché la cultura è il luogo degli scambi.
Perché la Toscana sia, consapevolmente, il porto franco dei popoli e delle culture.
Donne, uomini, bambini, anziani, ognuno di noi è un mondo, ma non ci conosciamo.
Ognuno di noi è diverso, e non solo per le tradizioni che porta in sé. Abbiamo
in comune la diversità dei punti di vista. E la necessità di farli incontrare,
con rispetto e curiosità, con passione e intelligenza. Questo viaggio ci renderà più
simili e più diversi, e la grande Babele delle culture e dei linguaggi si trasformerà
nel laboratorio collettivo di culture nuove, di nuovi linguaggi. Affermando il diritto
di essere diversi, avendo tutti uguali opportunità. Affermando i valori della cultura
e della civiltà contro l'ignoranza e la barbarie.
Toscana, una regione multiculturale Gli Etruschi erano un popolo di cultura greca.
La cultura toscana medievale si è nutrita degli apporti
fondamentali delle scienze, della filosofia e delle arti
della tradizione araba. Da sempre le migrazioni dei popoli nell'area
del Mediterraneo hanno determinato lo sviluppo di fenomeni di confronto e contaminazione.
Da sempre il confronto e lo scambio tra culture diverse hanno rappresentato per la
Toscana risorse positive, fattori di crescita culturale ed economica.
Nell'epoca della globalizzazione e della comunicazione
questo processo si sta rapidamente accentuando. Forte del suo
passato multiculturale, la Toscana sceglie oggi di affrontare questa
sfida epocale sviluppando strategie attive di confronto e contaminazione,
con l'obiettivo di una crescita culturale che coinvolga in profondità l'intero
tessuto della società civile. Si tratta di scavare a fondo nella propria identità
culturale, aprendosi nello stesso tempo al confronto attivo e critico con le 'diversità',
con le 'culture degli altri'.
La cultura contemporanea è multiculturale
Nell'epoca della globalizzazione e della comunicazione ogni cultura tende
ad abbandonare il tradizionale modo di riproduzione autoreferenziale per
entrare a confronto, attraverso processi attivi o subalterni, con le culture e i
linguaggi diversi. Materiale e immateriale, produzione economica e saperi, stabiliscono
nuove interrelazioni. L'immateriale (il sapere, la cultura) diventa materiale, struttura
fondante di processi di trasformazione. Tutto interagisce e si trasforma. I linguaggi,
della comunicazione di scambio (i linguaggi dell'informazione) come della comunicazione
d'uso (i linguaggi delle arti e delle scienze), rispondono alla nuova realtà della contaminazione
ovunque e comunque.
Il 'multiculturalismo' non è quindi un'emergenza sociale da affrontare in termini di ordine
pubblico, tolleranza, integrazione, quanto piuttosto in termini di messa in rete di saperi, culture, esperienze.
La rete dei popoli e delle culture, che esiste nella realtà come nuovo scenario del
mondo nell'epoca della globalizzazione, deve tuttavia coniugarsi con momenti e strumenti
'alti' di confronto e conoscenza. Solo così una grande opportunità per 'abitare il futuro'
potrà essere indagata e vissuta positivamente, evitando il corto circuito delle barriere
di un'autodifesa perdente e del rifiuto dell' 'altro' e del diverso.
La Toscana dell'anno 2000 vive la realtà del multiculturalismo ma non ne è sufficientemente
consapevole. 'Multiculturalismo' è ancora sostanzialmente sinonimo di 'immigrazione'
e dell'immigrazione si tende ad avere una visione di superficie, prigioniera di stereotipi.
Razzismo xenofofo e tolleranza umanitaria rimuovono entrambi la vera difficoltà, la complessità,
della nuova fase multiculturale. Eppure, sia pure confusamente, ma in molti casi consapevolmente,
il multiculturalismo comincia ad essere percepito come opportunità di apertura e arricchimento
culturale e sociale. La presenza dei figli degli immigrati nella scuola dell'obbligo comincia
ad agire come reattivo, concreto e significante, sulle coscienze dei bambini 'italiani', degli
insegnanti e delle famiglie. Le numerose iniziative degli enti pubblici e dell'associazionismo,
superata una prima fase di politiche di 'integrazione' e 'solidarietà', vanno orientandosi in
direzione del rispetto delle differenze e della diversità come diritto di cittadinanza. Su
questo terreno ampio e diffuso di sensibilità, impegno e consapevolezza, ma anche di
difficoltà, incomprensioni, chiusure, costruire una rete di collegamento tra istituzioni,
scuola e competenze scientifiche e culturali permetterà di valorizzare le esperienze più
avanzate, ancorandole saldamente all'intero territorio regionale. La valorizzazione e la
qualificazione dell'esistente è tuttavia soltanto il primo passo per affrontare con
intelligenza ed efficacia l'impegno della consapevole costruzione di una Toscana
interculturale. L'esistente e il potenziale devono incontrarsi su un terreno
di progettualità che permetta alla rete di dispiegare le sue risorse, ai progetti
di svolgere la loro funzione di strumenti di trasformazione.
Dal multiculturalismo all'intercultura
Nel paesaggio multiculturale della Toscana attuale,
caratterizzato dalla coesistenza di popoli e culture
in un mosaico apparentemente informe, casuale e inconsapevole,
è necessario progettare e sviluppare strategie finalizzate a
obiettivi di consapevole confronto interculturale.
'Intercultura' significa essenzialmente confronto tra
condizioni e punti di vista diversi, nel pieno rispetto delle
diversità di ognuno. Significa sviluppare strategie d'intervento su tre piani principali:
- confronto di genere tra donne e uomini;
- confronto tra generazioni (anziani, giovani);
- confronto tra culture di popoli diversi.
Questi tre piani del confronto interculturale
sono oggi inseparabili e appartengono allo stesso
universo di discorso.
Non è possibile affrontare il confronto
di genere tra donne e uomini senza contestualizzarlo
nella concreta realtà del multiculturalismo; né è possibile
affrontare il confronto tra culture di popoli diversi eludendo
le concrete realtà delle donne e degli uomini nell'ambito di ogni cultura;
né è possibile affrontare il difficile rapporto tra generazioni ignorando
i modelli culturali e i linguaggi che hanno formato e formano ogni generazione.
Intercultura significa soprattutto imparare a decentrare
i punti di vista: divenire consapevoli della parzialità del proprio
punto di vista, per imparare a liberarsi delle deformazioni eurocentriche
della propria cultura, per ascoltare e conoscere altri linguaggi, altre culture.
E significa imparare a muoversi consapevolmente nella complessità della cultura
contemporanea, per sviluppare nuovi saperi.
Il progetto regionale "PORTO FRANCO. Toscana. Terra dei popoli e delle culture"
intende porsi come strumento per un significativo passaggio di fase: dallo 'straordinario'
all''ordinario', dall'occasionale all'organizzato, dal volontarismo alla programmazione,
con l'obiettivo di una crescita culturale ampia e profonda, fortemente radicata nei territori
attraverso spazi, strutture e servizi. Il confronto attivo con la realtà del multiculturalismo non può non investire l'intero sistema toscano della cultura: dai teatri alle biblioteche, dalle piazze ai musei, dalla scuola alla città. Si tratta di sviluppare politiche efficaci di confronto e contaminazione interculturale, secondo percorsi di sperimentazione e programmazione capaci di produrre modelli e linee d'intervento.
La scuola dell'obbligo è il terreno fondamentale di formazione della consapevolezza
interculturale, su tempi lunghi ma anche nell'immediato. Tra i destinatari del progetto
regionale, svolgono un ruolo centrale gli studenti e i docenti della scuola elementare e
della scuola media inferiore. Nell'interrelazione tra i diversi 'popoli' della Toscana,
un ruolo fondamentale di mediazione interculturale è svolto dalle donne.
L'intera società toscana può essere il destinatario dei percorsi programmi di
'alfabetizzazione' interculturale, nei luoghi della 'cultura' e attraverso
i linguaggi dei diversi generi tradizionali (dalla musica al teatro, alle arti,
alle scienze) che già stanno partecipando - con esiti significativi - della nuova
realtà della contaminazione tra generi e linguaggi. A fianco e a sostegno delle
attività svolte nella scuola e nei luoghi della cultura, alcuni strumenti fortemente
specifici possono svolgere un ruolo di accelerazione e qualificazione della rete
interculturale, inserendo velocemente la rete toscana nella più ampia rete internazionale.
Un progetto di trasformazione delle mentalità
Il progetto è finalizzato a valorizzare tutte le situazioni e le attività che possono favorire l'incontro tra popoli e culture diverse, a far sì che il territorio toscano rappresenti un ponte temporale (tra vecchio e nuovo secolo e millennio) e spaziale (tra nord e sud del mondo, tra est e ovest). Nella realtà attuale della Toscana significa promuovere un libero e aperto confronto tra linguaggi e culture, con l'obiettivo di far emergere le identità e le differenze, i conflitti e le reciproche influenze. Su questo terreno le Province, i Comuni, le Università, la Scuola, gli istituti e le associazioni culturali (italiane e non) stanno intervenendo da tempo, con una grande varietà di esperienze in ogni settore della cultura (attività culturali, spettacolo, ricerca e didattica, biblioteche ecc.) nonché del 'sociale' nelle sue interconnessioni con gli aspetti culturali.
Il progetto si sviluppa contemporaneamente su tre terreni:
la produzione di cultura contemporanea;
la sperimentazione di strumenti e percorsi interculturali nelle diverse strutture del sistema toscano della cultura;
la sperimentazione di 'centri interculturali' nella prospettiva della creazione di una rete stabile di spazi fortemente radicati nei diversi territori della Toscana.
Gli strumenti principali di cui si avvarrà il programma regionale saranno sostanzialmente quattro:
- un programma di manifestazioni teatrali, musicali, convegnistiche ecc. che si svolgerà sull'intero territorio regionale. Il programma si svolgerà nel corso dell'anno 2000, con anticipazioni significative nel 1999.
- la produzione di strumenti didattici, a stampa e multimediali rivolti agli insegnanti e agli studenti della scuola dell'obbligo, che forniscano informazioni, conoscenze e percorsi formativi sull'attuale composizione multiculturale della popolazione toscana. Il convegno regionale su 'scuola e intercultura', che si terrà a Firenze nell'inverno del 1999, permetterà di individuare strategie e strumenti da produrre nel corso dell'anno 2000;
- la sperimentazione, a partire da situazioni esistenti
(case del popolo, case della pace, centri di documentazione...), di 'centri interculturali' come luoghi di confronto attivo e nodi di rete informativa. La sperimentazione di modelli di 'centri' permetterà di progettare nell'anno 2000 una rete stabile di spazi di confronto e attività interculturale. Ogni centro dovrà assolvere a funzioni di: -spazio organizzato per il confronto interculturale sulla base di precise strategie e programmi di iniziative; - luogo di educazione alla diversità e di sviluppo della conoscenza e della coscienza collettiva; - situazione di ordinario e attivo incontro per tutti i cittadini, di ogni età, sesso e provenienza. Una struttura di questo genere richiede un'organizzazione che garantisca reali pari opportunità tra donne e uomini, tra anziani e giovani, tra 'immigrati' e 'italiani', operando contemporaneamente sui tre piani dell'intercultura: - confronto di genere tra donne e uomini, avviando innanzitutto processi di autorganizzazione e 'empowerment' della presenza femminile; - confronto intergenerazionale, a partire dalla valorizzazione dei vissuti delle generazioni anziane; - confronto tra culture di popoli diversi, con un atteggiamento di sistematico ascolto rispetto alle culture dei cittadini immigrati, e attraverso programmi di iniziative da progettare e costruire insieme. Nelle prime situazioni sperimentali (Case del Popolo di Firenze, Scandicci, Prato e Poggio a Caiano, CESDI - Centro Servizi Donne Immigrate di Livorno, Casa dei Diritti e delle Culture di Carrara, Centro di Documentazione Città di Arezzo, Centro Ragazzi e Teatro Verdi a Poggibonsi) il processo si svilupperà attraverso gruppi di lavoro la cui metodologia sarà orientata da indirizzi regionali e da iniziative formative. In queste prime situazioni, che hanno il compito di sperimentare modelli di 'centri' da proporre successivamente all'intero territorio regionale, si svolgerà nel novembre 1999 un primo mese sperimentale di attività di vario genere (musica, teatro, incontri....); nello stesso mese svilupperanno attività di carattere interculturale numerosi teatri del Circuito Regionale dei Piccoli Teatri.
- la realizzazione di un "campus dei popoli e delle culture" che dalla primavera-estate del 2000 ospiterà 300 giovani (artisti, scienziati, scrittori, attori, economisti....) provenienti da ogni parte del mondo, per incontrarsi tra loro e con i 'popoli della Toscana'; si tratterà di un 'campus-rete' costituito da situazioni residenziali e interrelazioni sull'intero territorio regionale. L'attività del campus si svilupperà secondo precisi percorsi tematici (le culture dell'abitare, del teatro, della musica, delle scienze, delle arti contemporanee, dell'economia, del cinema, della scrittura, dei diritti di cittadinanza...) e risponderà a due criteri essenziali: - il confronto diretto tra ospiti appartenenti a popoli attualmente in conflitto (israeliani e palestinesi, marocchini e saharawi, curdi e turchi, serbi e albanesi ecc.); - il confronto 'alto' tra competenze culturali e professionali, soprattutto nell'interrelazione con i 'popoli della Toscana'. Le attività del campus si svolgeranno contemporaneamente 'in alto' e 'in basso': nelle sedi di elaborazione e produzione culturale su temi specifici, e nei diversi luoghi del sistema toscano della cultura (incontri con gli ospiti del campus nelle biblioteche, nei musei, nelle scuole...).
Area geografica dell'intervento.
Il progetto coinvolge i territori di tutte le Province della Toscana nelle fasi della ricognizione puntuale dell'esistente e della progettazione per aree territoriali. Il programma 1999-2000 di attività musicali, teatrali, convegnistiche ecc. coinvolgerà tutte le Province e l'intera rete dei Comuni. La prima sperimentazione dei 'centri interculturali' interessa i territori provinciali di Arezzo, Firenze, Livorno, Massa-Carrara, Prato e Siena. La progettazione e l'organizzazione del 'Campus dei popoli e delle culture' interesserà tutte le Province e una rete di Comuni. Le attività di informazione e comunicazione coinvolgeranno l'intero territorio regionale, in un contesto nazionale e internazionale.
Il modello organizzativo e finanziario.
Un progetto di rete richiede una progettazione di rete, attenta ai due momenti fondamentali della progettazione 'dall'alto' e 'dal basso'. Con il suo coordinamento politico garantito dall'Assessore regionale alla Cultura, Franco Cazzola, la Regione, in collaborazione con le Province, i Comuni e le Comunità Montane, promuove e sostiene le attività di progettazione e realizzazione del progetto sull'intero territorio regionale. Per questo si avvale anche delle competenze scientifiche e tecniche di un gruppo di lavoro che è espressione delle istituzioni toscane, degli istituti culturali e delle associazioni dei cittadini immigrati; ne fanno parte inizialmente Lanfranco Binni (coordinatore regionale del progetto), Ivan Della Mea, Udo Enwereuzor, Giuseppe Faso, Mercedes Lourdes Frìas, Maria Omodeo, Eleonora Paglini, Pablo Salazar, Barbara Von Berger, La Regione si avvale inoltre delle competenze scientifiche e tecniche delle varie istituzioni e associazioni nelle diverse aree della Toscana, a livello nazionale e internazionale.
La Regione sostiene la progettazione e la realizzazione di PORTO FRANCO finanziando direttamente alcune iniziative (studi e ricerche, produzione di materiale didattico, attività sperimentali, il "Campus dei popoli e delle culture") e cofinanziando iniziative promosse dalle Province, dai Comuni, dalle Comunità Montane, da istituzioni e associazioni, avvalendosi anche della partecipazione di sponsors privati. Il programma 1999 è realizzato con risorse regionali e con la sponsorizzazione delle banche tesoriere della Regione Toscana. La Regione svolge inoltre una funzione di raccordo tra il programma e i livelli istituzionali nazionali e internazionali. La Regione infine promuove e coordina gli interventi di informazione e comunicazione