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studi e materiali
MINORANZE DEL MEDIO ORIENTE
a cura di Alessandro Michelucci

· glossario

Il problema delle minoranze nel Medio Oriente
Il Medio Oriente è la vasta area geografica che si estende dall'Africa nordorientale (Egitto) all'Asia sudoccidentale (Iran). I suoi confini sono segnati dal mare: il Mediterraneo a nord, il Mar Rosso a ovest e il Golfo di Oman a est. Questa regione tocca tre continenti e comprende 16 paesi: Arabia Saudita, Bahrein, Cipro, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Siria, Turchia e Yemen. Complessivamente l'area occupa 7.283.000 kmq, una grandezza di poco inferiore a quella dell'Australia (7.703.429) e largamente superiore a quella dell'Unione Europea (4.278.000). Nel Medio Oriente la cultura araba e la religione musulmana sono prevalenti: soltanto due dei 16 paesi suddetti (Cipro e Israele) sono abitati da maggioranze che non si riconoscono nella cultura arabo-musulmana. In ogni caso sarebbe sbagliato considerare la religione islamica un blocco unitario: pur non conoscendo la frammentazione del cristianesimo, la varietà del mondo musulmano non si esaurisce nella divisione più nota, quella fra sanniti e sciiti, ma possiede un'articolazione che viene spesso dimenticata.

Un tema trascurato
Il complesso intreccio di questioni politiche che agitano l'area mediorientale ha stimolato ovunque un'intensa attività pubblicistica che si è espressa in migliaia di articoli, conferenze, saggi e libri sull'argomento. Nonostante questo, almeno in Italia, un tema complesso come questo è stato generalmente ridotto al lungo contenzioso fra israeliani e palestinesi, spesso proposti come gli unici attori di un panorama che in realtà è molto più variegato. Nei paesi che compongono il Medio Oriente, infatti, esiste uno straordinario intreccio di popoli e religioni, molti dei quali aspirano a un pieno riconoscimento dei propri diritti. Il nostro obiettivo, quindi, è quello di dare piena visibilità all'impressionante varietà culturale dell'area, fatta di popoli e religioni che molti ignorano o hanno dimenticato sui banchi di scuola. Insomma, è necessario capire che questa regione non è composta soltanto da arabi e israeliani, ma anche da kurdi, assiri, baluci, turkmeni, copti, zoroastriani, zingari… Popoli che talvolta hanno un proprio stato ma che spesso sono anche minoranze più o meno consistenti.

Dagli imperi multinazionali agli stati moderni
Per molti secoli il Medio Oriente è stato un mosaico di popoli, culture e religioni. Dai Sumeri fino all'impero ottomano, questo mondo caratterizzato dal pluralismo religioso e giuridico ha sempre rappresentato l'antitesi dello stato nazionale. Nel ventesimo secolo la nascita di stati ricalcati sul modello europeo determinò la nascita di problemi delle minoranze analoghi a quelli che erano già presenti nel Vecchio Continente. Al tempo stesso, la nuova ripartizione geografica mise in evidenza la forte prevalenza numerica dei popoli arabi, che disponendo di propri stati potevano assumere un atteggiamento meno tollerante nei confronti delle rispettive minoranze. La nascita di Israele (14 maggio 1948) ha stimolato un nazionalismo panarabo che ha ultiormente rafforzato questa tendenza.


Il criterio di classificazione
Per inquadrare correttamente il problema delle minoranze mediorientali è necessario porsi in un'ottica diversa da quella che si adotterebbe se dovessimo parlare di quelle europee. Nel Vecchio Continente, infatti, vediamo che i popoli minoritari si definiscono quasi per sempre secondo un criterio linguistico: dai Corsi ai Gallesi, dai Bretoni agli Ungheresi della Transilvania, è la lingua che segna la differenza fondamentale fra questi popoli e la maggioranza. Le minoranze europee, se si escludono casi rari (per esempio, gli Irlandesi del Regno Unito), non hanno mai conferito alle proprie rivendicazioni un carattere religioso, ma hanno preferito concentrarsi sugli aspetti territoriali e linguistici. Questo spiega perchè in vari casi hanno invocato l'indipendenza o l'autonomia rispetto al paese del quale fanno parte. Le minoranze del Medio Oriente, al contrario, si muovono su un terreno dove la rivendicazione della diversità culturale si sposa frequentemente con fattori religiosi. Esistono numerose eccezioni, come i Kurdi, ma il dato confessionale resta comunque centrale. Il fatto che la religione islamica proponga uno stretto connubio fra vita civile e vita religiosa ha stimolato molti popoli a caratterizzarsi in senso confessionale, dando vita a un gruppo di minoranze etnico-religiose. Di conseguenza riteniamo che il criterio più corretto per classificare le minoranze dell'area in questione sia quello che si basa sulla seguente ripartizione:

le minoranze etniche:
gruppi che al pari delle minoranze europee basano le proprie rivendicazioni su fattori culturali, linguistici e/o territoriali.
Esempi: Arabi, Beduini, Palestinesi, Altre minoranze arabe, Azeri, Baluci, Berberi, Bidoun, Bulgari, Ceceni, Circassi, Georgiani, Greci, Kurdi, Laz, Nubiani, Qashqai, Tahtaci, Turchi, Turkmeni, Yoruk, Zaza

le minoranze etnico-religiose:
gruppi dove l'appartenenza quasi automatica a una certa religione rappresenta un dato caratterizzante: è il caso degli Assiri, spesso definiti dalla nostra stampa "cristiani dell'Irak" utilizzando il dato religioso e dimenticando (comunque a torto) quello etnolinguistico.
Esempi: Armeni, Assiri, Giacobiti (Siro-ortodossi), Caldei (cattolica romana), Nestoriani, Siriaci di Antiochia, Drusi, Ebrei, Maroniti

le minoranze religiose:
gruppi che fanno riferimento soltanto alla componente religiosa che li differenza dalla maggioranza. All'interno di queste dovremo poi ricordare che esiste un'ulteriore differenza, quella che separa le minoranze religiose assolute da quelle relative. Le prime, come i musulmani della Palestina o i cristiani dell'Irak, fanno riferimento a una religione che è maggioranza in altri contesti. Le seconde, al contrario, rappresentano comunque una minoranza.
Esempi: Ahl-I Haqq, Baha'i, Buddhisti, Cristiani, Cattolici, Copti, Greco-cattolici, Greco-ortodossi, Giainisti, Induisti, Mandei, Musulmani, Aleviti, Sciiti, Drusi, Ismaeliti, Zaydi, Sarliya-Kakaiya, Shabak, Sikh, Testimoni di Geova, Yezidi, Zoroastriani

L'impulso del Decennio dei Popoli Indigeni
Il primo Decennio Internazionale dei Popoli Indigeni, varato dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1994, ha messo in moto una serie di contatti e scambi fra tutti i popoli autoctoni del pianeta. Per quelli del Medio Oriente l'iniziativa ha rivestito un'importanza particolare, perché ha inserito nel dibattito sulla questione indigena popoli che erano sempre rimasti al di fuori di questo ambito. Basti pensare agli Assiri o ai Beduini del Negev, che hanno colto questa occasione per dare alle proprie rivendicazioni un rilievo internazionale. Si tratta di un processo destinato a svilupparsi ulteriormente, soprattutto ora che l'ONU ha proclamato un secondo Decennio (1995-2004).

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