903 (sala: 368,328 con golfo mistico aperto; palchi/galleria/loggione: 535; tre ordini di palchi, due ordini di galleria)
Quello che può essere considerato uno dei più prestigiosi spazi teatrali della Toscana deve la sua origine alla crisi dell'altro
importante teatro pisano, l'"Ernesto Rossi", che alla metà dell'800 venne infatti giudicato non più rispondente alle necessità
del pubblico pisano. Per questi motivi si costituì una "Società del Teatro" che, reperiti i mezzi e individuata l'area, incaricò
l'architetto veneziano Andrea Scala di redigere un progetto di grande respiro che, ispirandosi al modello fiorentino della Pergola,
rendesse il nuovo teatro più maestoso e imponente dei principali teatri livornesi, il S. Marco e il Goldoni.
Dopo solo tre anni di
lavori nel novembre del 1867 il "Regio Teatro Nuovo" venne inaugurato con una celebre rappresentazione del Guglielmo Tell di
Gioachino Rossini. Completamente isolato da altri corpi di fabbrica il nuovo teatro risultava grandioso, dotato della consueta
forma ovoidale e di ben cinque ordini di palchi; ogni palco era corredato da un proprio retropalco; il palcoscenico di ampie
proporzioni (27 metri per 32) risultava uno dei più grandi d'Italia. Lo splendore degli interni era inoltre sottolineato dagli
ornati della sala e dal sipario dipinto, realizzato dal celebre pittore Annibale Gatti.
Il teatro garantì nuovamente una intensa
stagione invernale e nella primavera successiva inaugurò la stagione lirica di Quaresima che divenne ben presto una delle più
apprezzate della Toscana in virtù della fama e del valore dei cantanti e dei direttori d'orchestra protagonisti dei suoi
allestimenti: nel 1914 si ebbe la prima toscana del Parsifal di Wagner, nel 1927 si ebbe la messa in scena in prima assoluta
dell'opera Laurette del maestro lucchese Lamberto Landi; vero protagonista del teatro fu il baritono Titta Ruffo che continuò
a cantare nella sua città natale anche dopo aver conquistato fama mondiale.
Nel 1904, dopo la morte del maestro di Busseto, il Teatro Nuovo prese la denominazione di Teatro G. Verdi.
Nel 1915, giudicata sproporzionata la dimensione del palcoscenico
rispetto alla capienza della platea, venne ridotta la profondità del palcoscenico e aumentata la capienza della sala a 900 posti
a sedere.
Nel 1935, a causa delle forti spese necessarie alla sua gestione, il teatro venne venduto al Comune e fu interessato
da altri lavori di ammodernamento al palcoscenico, con la realizzazione di un controboccascena in legno e di nuovi camerini,
e all'impianto elettrico. Risparmiato dalla guerra, durante la quale sospese la propria attività solo per un breve periodo,
inaugurò nel 1945 la nuova stagione lirica primaverile con la Traviata di Verdi e da allora non ha mai cessato la sua attività
fino ai primi anni '80 quando ha chiuso per la realizzazione di un vasto intervento di lavori su progetto dell'architetto
Massimo Carmassi: restauro architettonico, rinnovo delle pitture e delle decorazioni originali e adeguamento degli impianti.
Fra gli interventi più consistenti di adeguamento della struttura alle normative vigenti in questa occasione sono state
realizzate tre nuove scale di sicurezza, due delle quali esterne al teatro e in grado di servire tutti i livelli del complesso.
I consistenti e importanti lavori, che fra l'altro hanno riportato alla luce le originarie decorazioni sia dei palchi che
del ridotto posto al piano terra, sono stati realizzati nell'ambito del Progetto Regionale FIO per il recupero dei teatri
storici della Toscana e sono stati terminati alla fine del 1989.
Questo spazio, sicuramente uno dei più importanti della
Toscana, ha così potuto riprendere la sua attività sotto la gestione ormai collaudata della Fondazione Teatro di Pisa e
con un cartellone che accanto alla tradizionale programmazione di prosa, danza, lirica e concertistica unisce numerosi e
qualificati progetti speciali.