Il teatro sorge sull'area che all'inizio del secolo passato il celebre calciatore pratese Bruno Banchini
aveva adibita ad arena all'aperto per spettacoli cinematografici, teatrali e per intrattenimenti vari. Acquisiti
altri immobili nell'area compresa fra le vie Garibaldi e Tintori, il Banchini, alla vigilia della Grande Guerra,
concepì l'idea di trasformare l'arena in un Politeama affidandone il progetto all'architetto Emilio André. Ma
l'esecuzione dell'opera procedette a rilento in seguito anche a problemi finanziari: nel 1916 venne ultimata la
gradinata attorno alla platea, nel 1917 il vecchio praticabile venne trasformato in un ampio palcoscenico che nel
1918 ospitò l'allestimento dell'operetta Le pillole del diavolo; nel 1920 l'enorme anfiteatro vedeva completati
anche il boccascena e le barcacce. Finalmente nella prima metà degli anni '20 si gettarono le basi per risolvere
il problema della copertura della grande arena realizzata ricorrendo allo studio Nervi e Nebbiosi di Roma. Sebbene
l'impiego del cemento armato fosse solo alle prime sperimentazioni, il Nervi riuscì a risolvere il problema dell'ampia
copertura: una struttura costituita da una raggiera di travi scaricanti su due anelli concentrici, sorretta
da quattro pilastri in muratura e sormontata da quattro tiranti collegati fra di loro per annullare le tensioni e
collaborare col cordolo. Nell'occasione venne realizzata, sempre in cemento armato, anche la nuova galleria. Mentre
le strutture in cemento armato vennero realizzate da maestranze specializzate venute da Roma, gli stucchi furono
eseguiti dai fratelli Chini, su disegno dell'architetto Ubaldo Norchi, e le pitture dal pittore pratese Guido Dolci.
Il nuovo Politeama Banchini venne inaugurato il 2 aprile 1925 con una grande manifestazione pubblica e con
l'allestimento della Tosca di Puccini. Nonostante ancora i lavori del palcoscenico non fossero completamente ultimati
l'attività del Politeama andò avanti intensamente dedicando gran parte della sua programmazione alle proiezioni
cinematografiche. Nel 1934 finalmente il Politeama era completato anche nella porzione del palcoscenico con una
copertura definitiva, nuovi camerini e ampi locali ricavati nel sottopalco per i coristi, l'orchestra, le comparse
e il personale di servizio. Considerato il più importante spazio per i pubblici spettacoli di Prato, il Politeama
visse stagioni intense e caratterizzate anche da una stagione lirica annuale. Dopo il passaggio in proprietà
all'Amministrazione Comunale nel 1939, iniziò un lento declino interrotto solo da qualche spettacolo eccezionale
quale, nel 1941, l'allestimento dell'Andrea Chenier di Giordano diretto dall'autore e interpretato da Beniamino Gigli.
Dopo la chiusura negli anni 1944-48 venne demolita la gradinata che circondava la platea e prese il nome di
Politeama Pratese. Anche dei segni di cedimento alla cupola richiesero nel 1954 l'intervento dello stesso Nervi
per consolidare e restaurare la struttura.
Dopo alcuni decenni di intensa attività, soprattutto cinematografica,
alla metà degli anni '80 il Politeama è stato chiuso per inagibilità e ha rischiato seriamente un cambio di
destinazione che l'avrebbe trasformato in un grande centro commerciale. Per scongiurare questo pericolo nel 1990
si è costituto un comitato cittadino per promuovere iniziative e raccogliere sottoscrizioni e sostegni per il recupero di
uno spazio dello spettacolo così importante per Prato. Grazie alla coraggiosa opera di questo comitato, che
ha portato alla costituzione della società per azioni oggi proprietaria dell'immobile, il Politeama è stato restaurato
e adeguato alle normative di sicurezza vigenti, su progetto dell'ingegner Giancarlo De Renzis ultimato nel 1999,
ed è stato così restituito alla sua importante funzione di luogo di spettacolo sia per Prato che per l'intera area
metropolitana gravitante attorno al capoluogo laniero.