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Documenti Redatti

TEATRO IN CARCERE

UN PROGETTO SPECIALE DELLA REGIONE TOSCANA
A FAVORE DELLA POPOLAZIONE DETENUTA NEGLI ISTITUTI DI PENA

(Documento programmatico redatto per un eventuale stesura di un protocollo d'intesa)

Il teatro è l'arte del movimento, in quanto riflette simbolicamente la vita, cambia continuamente se stesso e le forme e i modi del suo agire. Il carcere è tradizionalmente il luogo della non azione, della stasi, del tempo sospeso.
Il teatro porta nel carcere il suo essere arte dell'azione, del movimento e del gesto, della parola relazionata. Quando i linguaggi del teatro entrano in funzione aiutano a mutare il tempo della detenzione: nel contesto del carcere l'esperienza teatrale crea un clima, un ambiente nel quale tutte le persone coinvolte vengono valorizzate attraverso un articolato processo comunicativo.

In Toscana dalla fine degli anni Ottanta ad oggi l'incontro fra le compagnie e gli operatori teatrali professionisti con i detenuti ha consentito la realizzazione di numerosi percorsi laboratoriali che hanno condotto ad eventi produttivi, spesso caratterizzati da una notevole rilevanza artistica e, insieme, sociale. Le esperienze teatrali negli istituti penitenziari hanno segnalato la Toscana come la regione maggiormente interessata a questo particolare settore del teatro italiano. Nelle carceri di Volterra, Arezzo, Pisa, Firenze, San Gimignano, Siena, Empoli, Massa, nell'isola d'Elba sono state realizzate importanti iniziative in questo delicato ed inedito luogo teatrale. In molte occasioni il carcere si è trasformato da luogo privilegiato della sofferenza a insolito luogo di creatività e comunicazione artistica. L'applicazione dell'art. 21 O. P., potrebbe, in alcuni casi, trasformare l'attività teatrale in vero e propria occasione di lavoro per i detenuti-attori.
Sono molte le richieste di ospitalità di Teatri Stabili, Festival, e strutture teatrali (anche straniere) per alcune di queste compagnie.

Queste esperienze sceniche, negli episodi di maggiore tensione creativa, favoriscono anche il cambiamento nei linguaggi del teatro, che trova negli stretti orizzonti carcerari una rara urgenza e una rinnovata nozione di arte teatrale; non più l'arte borghese dell'Ottocento - idealisticamente separata dal sapere pratico, dal fare quotidiano - ma un'arte utile, dominata dalla relazione fra pensiero, sensibilità e azione: arte teatrale come pratica consapevole di gesti comunicativi. Non a caso il teatro in carcere adotta abitualmente tecniche e riferimenti artistici che guardano alle avanguardie del Novecento esprimendo un teatro che - attraverso l'invenzione della regia - usa lo spazio, il movimento, l' improvvisazione, il gesto vocale e corporeo. Un teatro che va oltre la prosa e che utilizza linguaggi nei quali le culture e le lingue possono incrociarsi.

I tanti anni di lavoro teatrale in carcere delle compagnie e dei registi toscani mostrano - nelle differenti modalità operative e nei diversi stili ed obiettivi espressivi - come non vi sia contraddizione fra un alta qualità artistica degli spettacoli creati in carcere e l'utilizzo a fini pedagogici del mezzo teatrale: i due aspetti rinviano l'uno all'altro e si arricchiscono vicendevolmente. Il teatro in carcere, quando è guidato da una corretta metodologia artistica, crea indirettamente un contesto pedagogico basato sull'autoformazione e l'autonalisi: un contesto pedagogico che coinvolge tutti coloro che attraversano quella determinata esperienza teatrale, arricchendo la cura e la stima della persona, la propria salute mentale e corporea, la propria sensibilità, la propria esperienza cognitiva. La persona che vive l'esperienza del carcere dovrebbe trovare nel periodo della detenzione occasioni di ripensamento e ri-partenza nella piena affermazione della propria dignità umana.

Le esperienze in Toscana sono state rese possibili grazie alla stretta collaborazione fra le forze teatrali, la progettualità politica degli enti locali coinvolti e la volontà istituzionale delle direzioni degli istituti penitenziari: tutti tesi - ognuno nei propri obiettivi e nelle diverse competenze - al cambiamento dello stato delle cose. Il teatro nel carcere è un forte strumento di cambiamento per gli attori-detenuti ma è anche un mutamento del mondo carcerario a sostegno della legislazione più avanzata (vedi legge Gozzini), che si batte per il reinserimento in società di chi vive l'esperienza del carcere.

Il teatro in carcere, inoltre, propone una scena dove le culture, le lingue e le etnie si incontrano. Il carcere rappresenta simbolicamente e concretamente il margine della società: è specchio di una società multirazziale nei suoi aspetti socialmente più fragili. Le carceri italiane sono piene di persone emarginate: immigrati dai paesi poveri (in particolare del Maghreb e dall'ex-Jugoslavia), immigrazione interna all'Italia (dal Sud), le frange socialmente ed economicamente più deboli delle zone ricche del Paese. A questi cittadini 'sospesi', reclusi inevitabilmente si rivolge il teatro, che - solitamente - diventa un terreno di incontro, conoscenza, ricostruzione della propria storia personale.
Il teatro - attraverso il lavoro attorale, tecnico e organizzativo - getta un ponte, insieme emozionale e concreto, fra il 'dentro' e il 'fuori' del carcere, sforzandosi di collegarsi a ciò che vive oltre le pareti, oltre il muro.

Su queste premesse teoriche e pratiche nel 1999 è nato il Progetto regionale di teatro in carcere, promosso dagli Assessorati alla cultura ed alla sanità della Regione Toscana. Nella nostra regione il teatro in carcere sta superando l'isolamento delle esperienze per costruire una rete di rapporti stabili fra le diverse realtà operative (pur salvaguardando le identità artistiche e le autonomie progettuali): a questo fine è nato un Coordinamento tra le forze teatrali in stretto rapporto con la Regione, gli istituti penitenziari e gli enti locali coinvolti.

Il Progetto regionale di teatro in carcere si è dato i seguenti obiettivi:

  1. La piena operatività del Coordinamento fra le forze teatrali riconosciute dalla Regione Toscana. Il Coordinamento ha la funzione di migliorare la qualità delle relazioni professionali fra i vari soggetti teatrali, le istituzioni penitenziarie e gli enti locali coinvolti.
  2. Il sostegno e la valorizzazione dei singoli progetti riconosciuti dalla Regione, acquisendone come elemento di ricchezza progettuale le diversità operative e gli ambiti artistici e formativi.
  3. L'organizzazione di una serie di incontri e iniziative pubblici, a cadenza annuale, tra i vari soggetti coinvolti nel Progetto regionale di teatro in carcere. Queste iniziative devono servire anche a sviluppare e approfondire contatti con le altre esperienze italiane ed europee di teatro in carcere.
  4. Anche attraverso il teatro si possono creare delle reali opportunità lavorative di carattere individuale o collettivo. Bisogna, quindi, favorire le iniziative di formazione professionale (attori, illuminotecnici, macchinisti, fonici) che puntino all'inserimento nella società di alcuni detenuti attori e tecnici. Questo sarebbe possibile avviando esperienze di collegamento - anche all'interno di piani nazionali ed europei di formazione ed inserimento lavorativo - con le attività teatrali dei vari comuni toscani e delle numerose compagnie professioniste operanti nel territorio toscano.
  5. Curare con attenzione la promozione e la circolazione delle informazioni sulle varie esperienze (mezzi a stampa, video, strumenti telematici), nonché la documentazione (video, foto, audio) degli eventi prodotti.
Chi opera teatralmente negli istituti di pena è consapevole che nella pratica quotidiana esistono continui rischi di involuzione in fondo alla quale anche il teatro in carcere rischia di essere inglobato in una logica di assorbimento ed ammortizzazione delle tensioni che inevitabilmente percuotono una comunità coatta. Il teatro deve servire il cambiamento, deve - per sua natura - rompere degli equilibri fra le persone che lo vivono alla ricerca di nuove sintesi.

Ottobre 2003